Cosa non fa un editor

Aggiornamento: 27 lug
Qualche tempo fa ho ristrutturato casa e, visto che c’erano un po’ di lavori, mi sono affidata a un tuttofare. Per le pareti, qualche sistemazione e i piccoli interventi è andato tutto bene. Poi, però, è arrivato il parquet, e diciamo che da quel momento ho capito perché è importante affidarsi a uno specialista.
Non è una questione di bravura. È che ci sono lavori che richiedono un’esperienza così specifica da fare davvero la differenza, e a pensarci bene, nell’editoria succede qualcosa di molto simile.
Da fuori può sembrare che chi lavora con i libri faccia un po’ di tutto. Si parla di editor, ghostwriter, agenti letterari, correttori di bozze, ma non è sempre facile capire dove finisca il lavoro di una figura e dove inizi quello di un’altra. Anche perché molte delle persone che contribuiscono alla nascita di un libro lavorano dietro le quinte.
Prima di continuare, una piccola premessa. Se vuoi capire in cosa consiste davvero il lavoro di un editor, ti consiglio di leggere prima l’articolo Cosa fa un editor, dove racconto più nel dettaglio cos’è l’editing e in che modo la figura dell’editor accompagna un autore nella revisione del manoscritto.
Qui, invece, voglio raccontarti l’altra faccia della medaglia: cosa non fa un editor. Perché conoscere i confini di un mestiere è anche il modo migliore per capirne il valore.
Un editor riscrive il tuo libro?
È probabilmente l’equivoco più comune.
Molti immaginano l’editing come una specie di riscrittura professionale. Mi mandi un manoscritto, io lo sistemo e te lo restituisco migliore. Non funziona così.
Il lavoro dell’editor consiste nel leggere il testo con uno sguardo esterno, capire dove perde forza e spiegare perché. Posso indicarti un dialogo poco credibile, un personaggio che non convince, un capitolo che rallenta il ritmo o un passaggio poco chiaro. Posso proporti una riformulazione o riscrivere una frase per mostrarti una possibile soluzione.
Quello che non faccio è riscrivere il libro al posto tuo, perché quel libro deve continuare ad avere la tua voce.
Se fossi io a risolvere ogni problema di scrittura, a trovare tutte le parole giuste e a ricostruire ogni passaggio, non starei più facendo editing. Starei facendo ghostwriting. E sono due mestieri completamente diversi.
Il mio compito non è scrivere meglio di te, ma aiutarti a scrivere meglio.
Un editor trova le casa editrici?
Un’altra domanda che ricevo spesso è: «Una volta finito l’editing, puoi proporre il mio libro a una casa editrice?».
La risposta è no, perché non rientra tra i servizi che offro.
Se vuoi approfondire questo argomento, ne ho parlato nell’articolo Chi è l’agente letterario, dove spiego di cosa si occupa questa figura e perché viene spesso confusa con quella dell’editor.
Qui mi basta dirti una cosa: lavorare su un manoscritto e rappresentare un autore sono due professioni diverse. Io mi occupo della prima.
Un editor può garantire la pubblicazione?
No.
E, se qualcuno ti dice il contrario, probabilmente sta promettendo qualcosa che non può mantenere. Un buon editing rende un manoscritto più solido, più coerente e più maturo. Può eliminare molti dei problemi che rischiano di penalizzarlo e aiutare un autore a presentarsi nel modo migliore. Ma non può garantire un contratto editoriale.
Ogni casa editrice costruisce il proprio catalogo seguendo criteri che vanno ben oltre la qualità di un singolo manoscritto. Pensare che basti un buon editing per essere pubblicati sarebbe semplicemente poco onesto.
Fare meno, ma farlo bene
Ogni tanto mi capita di guardare il parquet e di ripensare a quel periodo.
Quando qualcuno mi dice che sta ristrutturando casa, il primo istinto è sorridere e dirgli: «Andrà tutto bene». Perché, se c’è una cosa che ho imparato, è che una ristrutturazione lascia sempre qualche storia da raccontare. Nel mio caso, però, mi ha lasciato anche qualcos’altro. Mi ha insegnato che il valore di un professionista spesso lo capisci solo quando il lavoro è finito.
Ogni storia che arriva nelle mani di un lettore è il risultato di tante competenze diverse. C’è chi la scrive, chi la traduce, chi la revisiona, chi la corregge, chi la impagina, chi la pubblica. E ogni libro è un lavoro di squadra, anche quando il lettore non se ne accorge.
Il mio compito è fare bene la mia parte, perché i libri non hanno bisogno di un tuttofare, ma di tante competenze diverse che lavorano insieme per raccontare una storia.

Mi occupo di narrativa e saggistica per case editrici come La nave di Teseo, Solferino, Aboca, Mondadori, Einaudi Ragazzi, Marsilio, Carocci e Bottega Errante, ma anche della traduzione e della revisione delle guide Lonely Planet.
Negli anni ho avuto modo di seguire progetti diversi, dalla narrativa contemporanea ai saggi più tecnici, fino all’editoria di viaggio. Prima di intraprendere la libera professione, ho lavorato a lungo in Minerva Medica.
Lavoro con case editrici, autori e professionisti, affiancandoli in ogni fase del percorso editoriale.



Commenti